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Riqualificazione
della sede di
Fondazione Agnelli -
Riqualificazione
della sede di
Fondazione Agnelli -
Riqualificazione
della sede di
Fondazione Agnelli
Un progetto innovativo
in perfetta sintonia
con gli architetti
Lo storico complesso della Fondazione Agnelli, con sede in uno dei quartieri più dinamici di Torino, ha subito una radicale ristrutturazione per migliorarne la fruibilità e ricavare futuristici spazi di coworking che riflettono nuovi modi di concepire il lavoro.
Lo Studio Ferraresi è stato coinvolto in modo sostanziale nella trasformazione ricoprendo molteplici ruoli a livello sia progettuale che operativo.
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Tipologia:
Uffici/Cultura
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Localizzazione:
via Giacosa 38, Torino
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Anno:
2016-2017
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Committente:
FCA Partecipazioni
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Budget:
4 mln €
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Tipologia:Uffici/Cultura
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Localizzazione:via Giacosa 38, Torino
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Anno:2016-2017
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Incarichi svolti (Andrea Ferraresi):
- Progettazione comunale
- Progettazione esecutiva
- Direzione lavori
- Capitolati e contratti
- Sicurezza e coordinamento di cantiere (PSC)
- Coordinamento per la sicurezza
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Progetto architettonico:
Carlo Ratti Associati (design concept), Andrea Ferraresi (executive design)
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Superficie lorda di pavimento:
6.500 mq
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Committente:
FCA Partecipazioni
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Budget:
4 mln €
Caratteristiche
del progetto
Da lascito di grandi maestri a smart architecture
La Fondazione Giovanni Agnelli è un istituto di ricerche sociali ed educative creato nel 1966 nel centenario della nascita del Senatore Giovanni Agnelli, il fondatore della FIAT. Insediata nel quartiere di San Salvario nello stesso villino in stile tardo-eclettico che era stato la dimora del Senatore, aveva ampliato i suoi spazi negli anni Settanta con un’ala progettata dall’architetto Amedeo Albertini, uno dei protagonisti del Novecento torinese, e integrata negli anni Ottanta da altri due maestri di Torino, Gabetti & Isola.
Nella seconda metà degli anni Dieci lo storico complesso è stato radicalmente ristrutturato dal team di Carlo Ratti – architetto e ingegnere direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston dove svolge ricerche avanzate sul rapporto tra architettura, urbanistica e reti digitali – che ne ha fatto uno spazio di lavoro sofisticato e sperimentale innervato da una rete di sensori e di tecnologie all’avanguardia. Il ridisegno del giardino è firmato dal celebre paesaggista francese Louis Benech.
Un edificio “responsive” e sostenibile
Il complesso formato dal villino Agnelli e dalla stecca di Albertini, caratterizzata da grandi vetrate al piano terreno e da due originali ordini di finestre estroflesse ai piani superiori, ospita oggi, oltre ai laboratori didattici della Fondazione, lo spazio di coworking Talent Garden dedicato a startup digitali innovative e un bar futuristico che fa ampio uso delle nuove tecnologie.
L’aspetto più significativo di questo “Office 3.0”, come lo definisce Carlo Ratti, è che sfrutta i vantaggi della IoT (Internet of Things) per trasformarsi in un complesso responsive, sostenibile e orientato al futuro.
Al suo interno infatti è possibile programmare in anticipo tramite un’app l’utilizzo degli ambienti e ogni genere di esperienza condivisa, ma soprattutto personalizzare la climatizzazione e l’illuminazione di ogni postazione di lavoro costruendo intorno ai singoli occupanti una sorta di “bolla ambientale” che li segue negli spostamenti attraverso l’edificio. In questo modo si ottimizzano i consumi energetici permettendo una fruizione degli spazi ecologica e altamente confortevole.
Spazi rivolti al quartiere
Il complesso si apre agli abitanti del quartiere con il corpo vetrato sporgente del digital bar, alla natura con un giardino-frutteto che offre agli occupanti la possibilità di lavorare nel verde e all’arte contemporanea con l’inserimento, nella scala principale della villa, di una suggestiva opera in vetro colorato alta due piani del celebre artista danese Olafur Eliasson, intitolata “Tempo junction”. Infine sopra l’atrio dell’ala Albertini sono state allestite due originali tensostrutture sospese a vari metri di altezza su cui i visitatori possono camminare, saltare o rilassarsi.
Questo progetto architettonico ad alto tasso di sperimentazione rompe le gabbie delle funzioni d’uso tradizionali per creare un sistema aperto di relazioni sia con le condizioni ambientali che con i colleghi, in sintonia con la fluidità degli stili di lavoro contemporanei.
Da lascito di grandi maestri a smart architecture
La Fondazione Giovanni Agnelli è un istituto di ricerche sociali ed educative creato nel 1966 nel centenario della nascita del Senatore Giovanni Agnelli, il fondatore della FIAT. Insediata nel quartiere di San Salvario nello stesso villino in stile tardo-eclettico che era stato la dimora del Senatore, aveva ampliato i suoi spazi negli anni Settanta con un’ala progettata dall’architetto Amedeo Albertini, uno dei protagonisti del Novecento torinese, e integrata negli anni Ottanta da altri due maestri di Torino, Gabetti & Isola.
Nella seconda metà degli anni Dieci lo storico complesso è stato radicalmente ristrutturato dal team di Carlo Ratti – architetto e ingegnere direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston dove svolge ricerche avanzate sul rapporto tra architettura, urbanistica e reti digitali – che ne ha fatto uno spazio di lavoro sofisticato e sperimentale innervato da una rete di sensori e di tecnologie all’avanguardia. Il ridisegno del giardino è firmato dal celebre paesaggista francese Louis Benech.
Un edificio “responsive” e sostenibile
Il complesso formato dal villino Agnelli e dalla stecca di Albertini, caratterizzata da grandi vetrate al piano terreno e da due originali ordini di finestre estroflesse ai piani superiori, ospita oggi, oltre ai laboratori didattici della Fondazione, lo spazio di coworking Talent Garden dedicato a startup digitali innovative e un bar futuristico che fa ampio uso delle nuove tecnologie.
L’aspetto più significativo di questo “Office 3.0”, come lo definisce Carlo Ratti, è che sfrutta i vantaggi della IoT (Internet of Things) per trasformarsi in un complesso responsive, sostenibile e orientato al futuro.
Al suo interno infatti è possibile programmare in anticipo tramite un’app l’utilizzo degli ambienti e ogni genere di esperienza condivisa, ma soprattutto personalizzare la climatizzazione e l’illuminazione di ogni postazione di lavoro costruendo intorno ai singoli occupanti una sorta di “bolla ambientale” che li segue negli spostamenti attraverso l’edificio. In questo modo si ottimizzano i consumi energetici permettendo una fruizione degli spazi ecologica e altamente confortevole.
Spazi rivolti al quartiere
Il complesso si apre agli abitanti del quartiere con il corpo vetrato sporgente del digital bar, alla natura con un giardino-frutteto che offre agli occupanti la possibilità di lavorare nel verde e all’arte contemporanea con l’inserimento, nella scala principale della villa, di una suggestiva opera in vetro colorato alta due piani del celebre artista danese Olafur Eliasson, intitolata “Tempo junction”. Infine sopra l’atrio dell’ala Albertini sono state allestite due originali tensostrutture sospese a vari metri di altezza su cui i visitatori possono camminare, saltare o rilassarsi.
Questo progetto architettonico ad alto tasso di sperimentazione rompe le gabbie delle funzioni d’uso tradizionali per creare un sistema aperto di relazioni sia con le condizioni ambientali che con i colleghi, in sintonia con la fluidità degli stili di lavoro contemporanei.
Soluzioni tecniche per l’architettura
Lo Studio Ferraresi è stato coinvolto in vari ruoli nella riqualificazione. Andrea Ferraresi ha curato la progettazione comunale, i capitolati e contratti, la direzione lavori, il piano di sicurezza e coordinamento di cantiere (PSC) e il coordinamento per la sicurezza, ma soprattutto la progettazione esecutiva in assistenza a quella architettonica, proponendo materiali, soluzioni tecniche e idee progettuali in grado di tradurre in pratica i raffinati concetti spaziali e d’uso degli architetti.
Uno degli aspetti più impegnativi ha riguardato il completo svuotamento dell’ala Albertini, seguito dal consolidamento delle strutture e dallo studio di nuovi layout per ricavare spazi flessibili e ben gestiti. I solai in laterocemento sono stati rivestiti con nuovi pavimenti in calcestruzzo di spessore ridotto, mentre gli impianti sono tutti di nuova generazione con utilizzo di pozzi e con l’installazione di un complesso e diffuso sistema di supervisione e controllo.
Particolare cura ha richiesto il trattamento dei soffitti, dove sono state inserite nuove isole impiantistiche in lamiera bordata disegnate da Andrea Ferraresi che integrano illuminazione, ventilazione e sensoristica.
Ingegnerizzazione delle installazioni artistiche
L’esecuzione pratica di alcune idee creative degli architetti e dell’artista ha richiesto uno studio accurato per ottimizzare sia l’inserimento nel vano scala di un nuovo lucernario e dell’installazione di Eliasson che il dimensionamento delle tensostrutture praticabili.
Un’altra sfida importante ha riguardato la necessità di comprimere i tempi di cantiere in soli nove mesi, mantenendo vive l’autenticità e l’unitarietà di un progetto che ha subito numerose varianti in corso d’opera in conseguenza del suo carattere sperimentale e innovativo.
Soluzioni tecniche per l’architettura
Lo Studio Ferraresi è stato coinvolto in vari ruoli nella riqualificazione. Andrea Ferraresi ha curato la progettazione comunale, i capitolati e contratti, la direzione lavori, il piano di sicurezza e coordinamento di cantiere (PSC) e il coordinamento per la sicurezza, ma soprattutto la progettazione esecutiva in assistenza a quella architettonica, proponendo materiali, soluzioni tecniche e idee progettuali in grado di tradurre in pratica i raffinati concetti spaziali e d’uso degli architetti.
Uno degli aspetti più impegnativi ha riguardato il completo svuotamento dell’ala Albertini, seguito dal consolidamento delle strutture e dallo studio di nuovi layout per ricavare spazi flessibili e ben gestiti. I solai in laterocemento sono stati rivestiti con nuovi pavimenti in calcestruzzo di spessore ridotto, mentre gli impianti sono tutti di nuova generazione con utilizzo di pozzi e con l’installazione di un complesso e diffuso sistema di supervisione e controllo. Particolare cura ha richiesto il trattamento dei soffitti, dove sono state inserite nuove isole impiantistiche in lamiera bordata disegnate da Andrea Ferraresi che integrano illuminazione, ventilazione e sensoristica.
Ingegnerizzazione delle installazioni artistiche
L’esecuzione pratica di alcune idee creative degli architetti e dell’artista ha richiesto uno studio accurato per ottimizzare sia l’inserimento nel vano scala di un nuovo lucernario e dell’installazione di Eliasson che il dimensionamento delle tensostrutture praticabili.
Un’altra sfida importante ha riguardato la necessità di comprimere i tempi di cantiere in soli nove mesi, mantenendo vive l’autenticità e l’unitarietà di un progetto che ha subito numerose varianti in corso d’opera in conseguenza del suo carattere sperimentale e innovativo.
Particolarità
dell’intervento
Il lavoro dello Studio Ferraresi ha potuto integrarsi perfettamente con quello del progettista architettonico, dell’artista e del paesaggista grazie a una capacità di visione globale che include il dialogo con molti attori differenti e l’abilità nel saper trasformare in soluzioni progettuali concrete anche i concept più creativi e futuristici. Il rapporto di fiducia instauratosi con la committenza è testimoniato da altre collaborazioni di rilievo come quella per il Museo Storico Alfa Romeo di Arese.