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Complesso residenziale
in via Solferino -
Complesso residenziale
in via Solferino -
Complesso residenziale
in via Solferino
Tecniche di scavo innovative
per un sito complesso
La costruzione di due eleganti edifici residenziali nel centrale quartiere di Brera ha ricucito la trama del grande e denso isolato tra via Solferino e corso Garibaldi, mantenendo gli standard abitativi elevati tipici di questa zona di Milano.
La complessità del progetto architettonico e le caratteristiche non semplici del sito hanno richiesto ad Andrea Ferraresi particolare cura e inventiva sia nel calcolo che nella direzione lavori delle strutture.
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Tipologia:
Residenze
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Localizzazione:
Via Solferino 23, Milano
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Anno:
2009-2011
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Committente:
Ludomar S.r.l.
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Tipologia:
Residenze
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Localizzazione:
via Solferino 23, Milano
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Anno:
2009-2011
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Incarichi svolti (Andrea Ferraresi):
- Progettazione strutture
- Direzione lavori strutture
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Progetto architettonico palazzina dei servizi sociali:
architetto Ruggero Ercoli
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Superficie lorda di pavimento:
6500 mq + 5500 mq piani interrati
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Committente:
CESI Spa
Caratteristiche
del progetto
Abitazioni di qualità nel quartiere del design
Il complesso di due condomini di fascia alta sorge su un lotto quasi quadrato adiacente a via Solferino, già parzialmente occupato da un edificio industriale di inizio Novecento privo di pregio. Si tratta di una delle zone più ambite di Milano sia per la qualità della vita che per la presenza diffusa di studi di designer, gallerie d’arte e atelier di stilisti.
I due corpi di fabbrica progettati dall’architetto Ruggero Ercoli, uno a L lungo via Solferino e l’altro a stecca nella parte interna del lotto, si saldano a delimitare una tranquilla corte a verde sotto la quale sono ricavati quattro piani interrati per autorimesse, cantine e locali tecnici.
Facciate eleganti e balconate a verde
L’edificio su via Solferino, di 5 piani fuori terra, si distingue per il caldo rivestimento in pietra levigata e la facciata compatta movimentata da balconi e logge al primo e all’ultimo piano.
Il corpo di fabbrica retrostante, alto 10 piani fuori terra e collegato all’edificio su strada da un’agile pensilina vetrata che taglia il giardino, è caratterizzato da una pianta lunga e stretta, con una successione regolare di balconate fortemente aggettanti coronate da ampie terrazze a verde. Un sottile corpo scale a torre lo collega al contiguo edificio residenziale Moscova 38a, realizzato quasi in contemporanea ad opera di un altro committente e progettista.
Cambi di programma
Per questo articolato intervento lo Studio Ferraresi ha ricoperto il ruolo di progettista e direttore lavori delle strutture. L’incarico si è rivelato complesso dal punto di vista sia progettuale che cantieristico. Inizialmente, infatti, era prevista solo la costruzione della palazzina residenziale all’interno dell’isolato. Per fare spazio alle autorimesse interrate, sotto la corte, erano state progettate ed eseguite varie sottomurazioni lungo il perimetro interno dell’edificio fronte strada, all’epoca di altra proprietà. In seguito all’improvvisa acquisizione di quest’ultimo fabbricato e alla sua demolizione per realizzare il nuovo corpo su via Solferino, il progetto delle strutture interrate ha dovuto essere completamente rivisto a lavori già iniziati.
Facciate eleganti e balconate a verde
L’edificio su via Solferino, di 5 piani fuori terra, si distingue per il caldo rivestimento in pietra levigata e la facciata compatta movimentata da balconi e logge al primo e all’ultimo piano.
Il corpo di fabbrica retrostante, alto 10 piani fuori terra e collegato all’edificio su strada da un’agile pensilina vetrata che taglia il giardino, è caratterizzato da una pianta lunga e stretta, con una successione regolare di balconate fortemente aggettanti coronate da ampie terrazze a verde. Un sottile corpo scale a torre lo collega al contiguo edificio residenziale Moscova 38a, realizzato quasi in contemporanea ad opera di un altro committente e progettista.
Cambi di programma
Per questo articolato intervento lo Studio Ferraresi ha ricoperto il ruolo di progettista e direttore lavori delle strutture. L’incarico si è rivelato complesso dal punto di vista sia progettuale che cantieristico. Inizialmente, infatti, era prevista solo la costruzione della palazzina residenziale all’interno dell’isolato. Per fare spazio alle autorimesse interrate, sotto la corte, erano state progettate ed eseguite varie sottomurazioni lungo il perimetro interno dell’edificio fronte strada, all’epoca di altra proprietà. In seguito all’improvvisa acquisizione di quest’ultimo fabbricato e alla sua demolizione per realizzare il nuovo corpo su via Solferino, il progetto delle strutture interrate ha dovuto essere completamente rivisto a lavori già iniziati.
La palazzina alta: una sfida strutturale
Se le strutture del corpo più basso su via Solferino, una costruzione ordinaria con solai a travi in laterocemento, non hanno presentato particolari difficoltà, la progettazione strutturale della palazzina interna ha costituito una vera sfida data la forma molto stretta e allungata delle fondazioni, la presenza di sbalzi di considerevole entità e di geometrie variabili o irregolari: problematiche risolte in vari modi con rinforzi per le fondazioni, reti preformate per velocizzare il getto degli impalcati e l’impiego di pilastri misti in acciaio e calcestruzzo dove le sezioni ridotte non consentivano l’uso esclusivo del cemento armato.
Scavi profondi con metodi innovativi
Anche per le opere di scavo e fondazione le caratteristiche sfavorevoli del sito, con spazi ristretti interamente circondati da edifici d’epoca e con il rischio di affioramenti della falda, hanno richiesto una buona dose di creatività progettuale per risolvere problemi sia geotecnici che di programmazione dei lavori. Invece di adottare il consueto sistema di contenimento “berlinese”, che prevede l’utilizzo di micropali, travi di ripartizione, putrelle trasversali e tiranti, il tutto applicato man mano che lo scavo procede fino al piano di fondazione, Andrea Ferraresi ha messo a punto una metodologia originale e innovativa.
La palazzina alta: una sfida strutturale
Se le strutture del corpo più basso su via Solferino, una costruzione ordinaria con solai a travi in laterocemento, non hanno presentato particolari difficoltà, la progettazione strutturale della palazzina interna ha costituito una vera sfida data la forma molto stretta e allungata delle fondazioni, la presenza di sbalzi di considerevole entità e di geometrie variabili o irregolari: problematiche risolte in vari modi con rinforzi per le fondazioni, reti preformate per velocizzare il getto degli impalcati e l’impiego di pilastri misti in acciaio e calcestruzzo dove le sezioni ridotte non consentivano l’uso esclusivo del cemento armato.
Scavi profondi con metodi innovativi
Anche per le opere di scavo e fondazione le caratteristiche sfavorevoli del sito, con spazi ristretti interamente circondati da edifici d’epoca e con il rischio di affioramenti della falda, hanno richiesto una buona dose di creatività progettuale per risolvere problemi sia geotecnici che di programmazione dei lavori. Invece di adottare il consueto sistema di contenimento “berlinese”, che prevede l’utilizzo di micropali, travi di ripartizione, putrelle trasversali e tiranti, il tutto applicato man mano che lo scavo procede fino al piano di fondazione, Andrea Ferraresi ha messo a punto una metodologia originale e innovativa.
Messa in sicurezza del terreno e velocità di risalita
Le esigenze erano due: garantire l’assoluta stabilità del terreno e delle fondazioni degli edifici vicini, data la profondità dello scavo di oltre 15 metri, e velocizzare la risalita con i piani interrati e quindi l’intero cantiere una volta demolito il fabbricato su via Solferino.
Il metodo usato consiste, dopo aver trivellato i micropali, nel procedere con lo scavo per sezioni di altezza contenuta, in modo da evitare di dover inserire putrelle e tiranti. Prima di ogni ripresa dello scavo, contro i micropali muniti di appositi connettori si esegue un contromuro che funge da ripartitore in luogo della putrella e nel quale si inseriscono infine i tiranti. Una volta raggiunto il fondo dello scavo si risale gettando uno dopo l’altro i solai, che si innestano in appositi raccordi speciali in acciaio già predisposti nel contromuro. Questo metodo ha permesso di risalire a grande velocità recuperando ampiamente la maggiore lentezza nello scavo.
Particolarità
dell’intervento
L’incarico ha richiesto una notevole capacità di adattamento e inventiva: nel progetto delle strutture Andrea Ferraresi è riuscito a sfruttare al massimo le potenzialità dei materiali, delle tecnologie impiegate e degli aspetti normativi; nello scavo la lunga esperienza di cantiere ha permesso di elaborare una metodologia ad hoc che ha reso il lavoro più sicuro e veloce.